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sabato 28 febbraio 2009

A MUSO DURO...

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E adesso che farò, non so che dire
e ho freddo come quando stavo solo
ho sempre scritto i versi con la penna
non ordini precisi di lavoro.
Ho sempre odiato i porci ed i ruffiani
e quelli che rubavano un salario
i falsi che si fanno una carriera
con certe prestazioni fuori orario
Canterò le mie canzoni per la strada
ed affronterò la vita a muso duro
un guerriero senza patria e senza spada
con un piede nel passato
e lo sguardo dritto e aperto nel futuro.
Ho speso quattro secoli di vita
e ho fatto mille viaggi nei deserti
perché volevo dire ciò che penso
volevo andare avanti ad occhi aperti
adesso dovrei fare le canzoni
con i dosaggi esatti degli esperti
magari poi vestirmi come un fesso
per fare il deficiente nei concerti.
Canterò le mie canzoni per la strada
ed affronterò la vita a muso duro
un guerriero senza patria e senza spada
con un piede nel passato
e lo sguardo dritto e aperto nel futuro.
Non so se sono stato mai poeta
e non mi importa niente di saperlo
riempirò i bicchieri del mio vino
non so com'è però vi invito a berlo
e le masturbazioni celebrali
le lascio a chi è maturo al punto giusto
le mie canzoni voglio raccontarle
a chi sa masturbarsi per il gusto.
Canterò le mie canzoni per la strada
ed affronterò la vita a muso duro
un guerriero senza patria e senza spada
con un piede nel passato
e lo sguardo dritto e aperto nel futuro.
E non so se avrò gli amici a farmi il coro
o se avrò soltanto volti sconosciuti
canterò le mie canzoni a tutti loro
e alla fine della strada
potrò dire che i miei giorni li ho vissuti.
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Pierangelo Bertoli

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domenica 22 febbraio 2009

SEI....

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Sei la mia schiavitù
sei la mia libertà
sei la mia carne che brucia
come la nuda carne delle notti d'estate
sei la mia patria
tu, coi riflessi verdi dei tuoi occhi
tu, alta e vittoriosa
sei la mia nostalgia...
di saperti inaccessibile
nel momento stesso in cui ti afferro.
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Nazim Hikmet

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giovedì 19 febbraio 2009

CHI SEI TU?

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Chi sei tu?
E’ la domanda che spesso un figlio si sente fare da un genitore affetto da Demenza Senile… e, soprattutto all’inizio, può essere devastante percepire un “distacco” emotivamente inaccettabile…
L’esperienza di un uomo o una donna a cui viene diagnosticato il cosiddetto Morbo di Alzheimer e altre forme di “Demenza” sia “senile” che “precoce”, è un’esperienza che sconvolge non solo la vita della persona ammalata, ma l’intero contesto familiare in cui questa vive.
Chi ha assistito al processo di “decadimento” progressivo delle funzioni intellettive di un malato di Alzheimer, sa cosa significa affrontare il “carico” dell’assistenza a questi malati, un carico psicologico, e anche fisico, che spesso coinvolge talmente radicalmente le persone che si prendono “cura” dell’ammalato, da trasformare profondamente molti aspetti delle loro vite, da quelli lavorativi a quelli relazionali. Per le persone che vivono questa situazione con un genitore o con un familiare convivente, è importante confrontarsi con chi vive la stessa situazione, per trarre da questo confronto conforto e capacità di elaborazione.
Oggi l’Associazione Alzheimer Italia rappresenta un ottimo organo di informazione soprattutto per i familiari di malati di Alzheimer.
Non scoraggiatevi, reagite, e soprattutto non sentitevi soli in un’esperienza che va affrontata, paradossalmente, prevedendo il peggio e non sperando nel meglio. Perché cercando i giusti supporti che spesso sono messi a disposizione delle famiglie, sia economici (assegno di accompagnamento, ottenibile facendo domanda per il riconoscimento dello stato di invalidità civile) che assistenziali in senso stretto (ci sono molti Comuni che mettono a disposizione un servizio di assistenza domiciliare che aiuti i familiari a “alleggerirsi” del carico assistenziale), ci si può “preparare” meglio ad affrontare l’inevitabile peggioramento delle condizioni di questi ammalati. Cercate utili informazioni presso le vostre Aziende Sanitarie Locali di competenza, e presso i Comuni.
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“Il demente è un ricco divenuto povero,
mentre l’idiota è sempre stato povero”
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Esquirol
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Era là…. in quella stanza… la luce soffusa avvolgeva ogni cosa in un velo surreale… osservava quel volto rugoso e scavato… gli sembrava così diverso dal volto che l’aveva accompagnato per tanti anni della sua vita, quello stesso volto che gli aveva insegnato a ridere, a piangere, a ribellarsi ed a far pace con se stesso e con gli altri… un volto di fronte al quale, ora, non riusciva a restare indifferente… non riusciva a liberarsi dal peso di quel senso di “impotenza” che prescindeva dalla propria coscienza di figlio….
Immobile su quel letto… occhi lucidi di lacrime o semplicemente di stanchezza… suo padre gli appariva in tutta la sua fragilità, che ogni figlio percepisce come qualcosa di “innaturale”…
Fa parte del non volersi sentire del tutto adulti… del non voler ammettere di vestire ormai gli abiti dell’uomo… abbandonando quelli di bambino…
E rivedeva ogni istante, gli sembrava impossibile che stesse accadendo… l’aveva sentito raccontare tante volte, ma non ci credeva… eppure le immagini scorrevano davanti agli occhi… e si rivedeva insieme a lui… istanti indelebili… che non avrebbe mai pensato di conservare nella memoria…
E avrebbe voluto avvicinarsi… lo fece lentamente e quasi timidamente… ora erano soli…
Gli afferrò dolcemente la mano… lui lo guardò… gli occhi divennero più lucidi e grandi… in un attimo lo sguardo sembrò abbandonare il vuoto in cui si era perso fino a qualche istante prima… e riprese “coscienza” del presente…
Si sentiva inadeguato e inutile… incapace di essere “figlio” nella stessa “misura” in cui lui era stato “padre”…
“Perdonami” fu tutto quello che riuscì a sussurrare… e lui lo guardò, e con gli occhi sembrava sorridergli e rassicurarlo.. come mai aveva fatto prima d’allora… regalandogli un istante che mille giorni non avevano saputo dargli… e allora comprese che essere là… era già un dono…
E mentre le lacrime scendevano da sole… si ritrovò a sussurrare un “grazie” che gli sembrava di avergli negato per una vita….

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venerdì 13 febbraio 2009

mercoledì 11 febbraio 2009

PRENDENDO SPUNTO....

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….e, prendendo spunto dal brano che apre la mia playlist…. E prendendo spunto anche dalla mia inguaribile incapacità di “dare”… come spesso ci si aspetta che una persona “dia”….
Dalla mia innata incapacità di essere ciò che gli altri si aspettano che io sia… o semplicemente dal mio innato egoismo con cui convivo da una vita… e che mi ha schiacciato, perché spesso si muove più veloce del mio innato bisogno di “amare” e “sentirmi amato”….
E prendendo spunto da tutto questo…. e guardandomi anche un po’ attorno… e guardando alle vecchie foto ingiallite di persone che non ci sono più e che tante volte mi hanno detto…. NON CREDERE A TUTTO QUELLO CHE TI DICONO, non credere nemmeno a TUTTO QUELLO CHE TI DICO IO … perché, alla fine, sei tu sulla giostra… e devi imparare a starci da solo… cadendo e risalendo… e poi cadendo ancora… e scontrandoti con te stesso e con gli altri, ma soprattutto con te stesso… fino a che un giorno capirai che molto del tempo che hai perso a chiederti cosa potevi fare… avresti fatto meglio a spenderlo per FARE e basta….
Prendendo spunto da tutto questo…. butto giù le parole di questo vecchio brano…
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Maybe I didn’t treat you quite as good as I should
Maybe I didn’t love you quite as often as I could
Little things I should’ve said and done, I never took the time
You were always on my mind
You were always on my mind
Maybe I didn’t hold you all those lonely, lonely times
And I guess I never told you, I’m so happy that you’re mine
If I made you feel second best, I’m so sorry, I was blind
You were always on my mind
You were always on my mind
Tell me, tell me that your sweet love hasn’t died
Give me one more chance to keep you satisfied
Satisfied
Little things I should’ve said and done, I never took the time
You were always on my mind
You were always on my mind
Tell me, tell me that your sweet love hasn’t died
Give me one more chance to keep you satisfied
You were always on my mind
You were always on my mind
You were always on my mind
You were always on my mind
You were always on my mind
You were always on my mind
Maybe I didn’t treat you quite as good as I should
Maybe I didn’t love you quite as often as I could
Maybe I didn’t hold you all those lonely, lonely times
And I guess I never told you, I’m so happy that you’re mine
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Forse non ti ho dato tutto, proprio come avrei dovuto
Forse non ti ho amata cosi spesso come avrei potuto
Piccole cose che avrei dovuto dire e fare, non ho mai colto il momento
Eri sempre nella mia mente
Forse non ti ho stretta tutte le volte che ti sentivi sola
E credo di non averti mai detto: sono cosi felice che tu sia mia
E se ti ho fatto sentire al secondo posto, mi spiace, ero cieco
Eri sempre nella mia mente
Dimmi dimmi che il tuo dolce amore non è finito
Dammi un’altra possibilità
Piccole cose che avrei dovuto dire e fare, non ho mai colto il momento
Eri sempre nella mia mente
Dimmi che il tuo dolce amore non è finito
Dammi un’altra possibilità
Eri sempre nella mia mente
Forse non ti ho dato tutto, proprio come avrei dovuto
Forse non ti ho amata cosi spesso come avrei potuto
Forse non ti ho stretta tutte le volte che ti sentivi sola
E credo di non averti mai detto: sono cosi felice che tu sia mia