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lunedì 12 maggio 2008

ANTONELLA MI SUGGERISCE...
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Prendo spunto da un post che ho letto e commentato sul blog di una speaker di Radio Norba, Antonella Caramia, a proposito della festa della mamma.
Nel mio commento, riflettevo sull’impossibilità di credere che la semplice interruzione “fisica” del legame tra madre e figlio, attraverso la recisione del cordone ombelicale, ci garantisca la certezza di definirci due essere distinti ed indipendenti….
Il legame tra una madre ed un figlio, ma anche quella tra padre e figlio, è qualcosa che va al di la della fisicità, è qualcosa che ci si porta dentro, anche quando una madre ed un padre non ci sono più. Nel bene e nel male, l’eredità maggiore che un genitore lascia al proprio figlio, non è materiale, ma fa parte della sfera profonda, quella intangibile, e della quale la maggior parte delle persone prendono coscienza solo in parte.
Un essere umano è, o meglio, diventa, ciò che ha vissuto, ciò che ha ricevuto oppure che gli è stato negato in termini di sentimenti, ciò che deriva dalla sua percezione dell’altro attraverso i primi passi del “cuore” derivanti dal confronto con l’unica persona che ha rappresentato il suo mondo iniziale (la madre, il padre, o chiunque altro abbia avuto questo ruolo, anche se non istituzionalmente).
Un padre ed una madre vivono dentro noi, e devono vivere dentro noi….. forse, l’unico modo per diventare donne o uomini, è quello di accettare di far vivere in noi chi ci ha generato… o chi, comunque, ha rappresentato per noi un padre, o una madre. E qui, si potrebbe continuare per ore, parlando di cosa significa essere davvero madre o padre….. ma basta, forse, una semplice affermazione, forse un po’ retorica… ma per me vera e imprescindibile: si è madre o padre di un bambino, quando lo si genera, ma, soprattutto, quando gli si da la possibilità di crescere e gli si offre, a costo di limitare se stessi, la possibilità di imparare ad affrontare la propria esistenza quando sarà un adulto…...

4 commenti:

@nto ha detto...

apprezzo molto le cose che scrivi.
mi resta questa preoccupazione......... se le caratteristiche dei genitori lasciano delle tracce "negative" , e noi, riconoscendole volessimo contrapporci e combatterle , potremmo riuscirci? o è una battaglia persa in partenza?
ciao
@nto

Maurizio ha detto...

Possiamo diventare grandi... e prendere le distanze dalle cose che non ci piacciono dei nostri genitori, continuando a "comprendere" la natura umana che appartiene loro.... grazie Antonella....

Sergio ha detto...

Ciao Maurizio, quanto condivido le tue parole..sai, io penso anche che i genitori migliori erano i nostri perchè sono cresciuti nela miseria ed hanno lottato per farci crescere..chi diventa oggi genitore bene o male ha avuto ogni cosa dai propri genitori..se poi penso all'attuale generazione diventare padri e madri mi vengono i brividi

Maurizio ha detto...

Caro Sergio, grazie per essere qui. Le difficoltà che hanno vissuto i nostri genitori sicuramente hanno permesso loro di farci apprezzare maggiormente ciò che, comunque, ci hanno dato.... ma a prescindere da tutto questo, l'amore per un figlio prescinde da ciò che si ha o non si ha... e grazie al cielo ancora oggi ci sono persone che vivono il naturale e smisurato amore incondizionato per i propri figli.

Un abbraccio