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domenica 11 ottobre 2009

LA VITA DALLA VITA......

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Da anni si parla della possibilità di utilizzare le cellule staminali, a scopi terapeutici per molte malattie del sistema nervoso centrale (tra cui alcune forme di demenza), lesioni mieliche (le lesioni del midollo spinale, o delle fibre nervose), patologie cardiache, e molte malattie metaboliche.
Le cellule staminali sono cellule non ancora differenziate, cioè che non hanno ancora assunto le caratteristiche proprie che differenziano le cellule dei vari tessuti ed organi umani, che hanno la capacità di trasformarsi in qualunque altro tipo di cellula del corpo.
Bisogna distinguere tre principali “tipi” di cellule staminali: cellule staminali di provenienza “embrionale”, cellule staminali di provenienza “fetale” e cellule staminali di provenienza “adulta”.
Le cellule staminali embrionali sono ricavate dalle cellule interne di una struttura cellulare definita “blastocisti”, che non è altro che la struttura che si forma dopo la fecondazione dell’ovulo femminile da parte dello spermatozoo, nella prima parte del processo di formazione dell’embrione, prima dell'impianto a livello uterino. Per poter ottenere cellule staminali embrionali, dunque, è necessario distruggere una blastocisti, che, se pur non ancora definibile “embrione”, da molti è ritenuta un primitivo o potenziale essere umano.
La domanda che molti si pongono è la seguente: è eticamente corretto considerare l’embrione un semplice “insieme di cellule”, oppure va considerato già una forma di “vita”?
Alcuni preferiscono rimanere su una posizione “prudente”, che vieti l'utilizzo degli embrioni umani per fini di ricerca. Altri, invece, sono orientati verso il possibile utilizzo degli embrioni per tali scopi, giustificando tale posizione con l’affermazione che gli stessi sono embrioni “in sovrannumero”, provenienti dai processi di inseminazione artificiale, che, comunque, dopo un certo numero di anni andrebbero distrutti.
Le cellule staminali fetali sono cellule staminali che si ritrovano nei tessuti fetali, per molti versi simili a quelle che si ritrovano nell’organismo adulto, ma caratterizzate da una maggiore capacità di differenziarsi in elementi cellulari specifici. I tessuti fetali, quindi sarebbero una fonte “migliore” di cellule staminali rispetto ai tessuti adulti, e “peggiore” rispetto alle cellule embrionali.
Un vantaggio significativo delle cellule staminali fetali rispetto a quelle embrionali è che pongono meno problematiche di natura etica, in quanto è possibile isolarle da feti derivanti da aborti spontanei o terapeutici.
Le cellule staminali adulte sono cellule presenti, sebbene in piccole quantità, anche nella maggior parte dei tessuti degli adulti (basti pensare alla capacità di riparazione e rigenerazione di molti tessuti umani, come pelle, ossa, fegato, etc).
Le cellule staminali adulte avrebbero potenzialità molto limitate, essendo in grado di dare origine esclusivamente a una gamma ristretta di “linee” cellulari. Ma recenti studi condotti negli Stati Uniti hanno rilevato che anche nei tessuti adulti potrebbero essere presenti cellule staminali in grado di differenziarsi in cellule delle ossa, della cartilagine, dei muscoli, e, probabilmente, in cellule altamente specializzate, come le cellule del sistema nervoso centrale.
Molto interessante è il possibile utilizzo a scopi terapeutici delle cellule staminali emopoietiche provenienti dal sangue residuo della placenta e del cordone ombelicale.
In alcuni ospedali è possibile richiedere la conservazione delle cellule staminali del cordone ombelicale. Il sangue è raccolto dal cordone ombelicale, sia in caso di parto vaginale che di taglio cesareo.
Sul materiale prelevato dal cordone, vengono eseguiti test per determinare le “caratteristiche” del materiale che lo rendono compatibile o meno con gli eventuali pazienti in cui verrà trapiantato. I risultati di questa “tipizzazione” (definita HLA) vengono inseriti su alcuni “archivi” informatici su scala mondiale, dai quali i vari “Centri di trapianto” autorizzati, potranno “attingere” le informazioni ed, eventualmente, richiedere il materiale biologico da trapiantare.
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La legislazione in materia di conservazione del sangue del cordone ombelicale varia a seconda dei Paesi, anche nell’ambito della stessa Unione Europea.
In Italia la legge in vigore consente la conservazione di sangue da cordone ombelicale attraverso tre diverse modalità:
Conservazione “SOLIDALE”: le cellule vengono conservate presso banche individuate e accreditate dalle Regioni in base all’art. 18 della legge n. 107/1990 e all’Accordo del 10 luglio 2003; il servizio è basato su donazioni volontarie di sangue del cordone ombelicale, che viene poi conservato e reso disponibile per chiunque presenti una patologia per la quale esiste una indicazione terapeutica che prevede il trapianto di cellule staminali. e che, per tale motivo, ne faccia richiesta.
Conservazione “DEDICATA”: nel caso in cui siano presenti nel neonato, nei fratelli o nei genitori patologie che abbiano l’indicazione al trapianto con cellule staminali da sangue placentare. In questo caso è sufficiente presentare un certificato medico degli specialisti che hanno in cura il paziente in questione.
Conservazione “AUTOLOGA” o “PRIVATA”: il sangue placentare può essere raccolto e spedito all’estero per la crioconservazione presso laboratori privati, previa autorizzazione delle Autorità competenti (Ordinanza del Ministero della Salute del 04 Maggio 2007, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 14 maggio 2007).
In Italia le “banche pubbliche”, quindi, possono conservare il sangue cordonale solo in caso di neonati o familiari del neonato per i quali, al momento del parto, esiste una patologia in atto o un'elevata familiarità per alcune gravi patologie per le quali è previsto il trapianto terapeutico con cellule staminali da sangue placentare, cioè se si prevede un utilizzo "personale" o “intrafamiliare” del materiale biologico (conservazione dedicata); le banche pubbliche possono conservare anche nel caso in cui la donna esprime la volontà di “donare” il sangue della propria placenta, che verrà conservato e "registrato" nei database ormai estesi a livello mondiale di donatori (conservazione solidale).
La conservazione autologa presso banche private (sempre all’estero perché in italia non è consentita la conservazione autologa o privata), è sempre a carico dei genitori e il costo varia a seconda delle strutture (in media 2000-2500 euro per 20-30 anni). Alla sottoscrizione del contratto le stesse società private si fanno carico della spedizione tramite corriere del kit per il prelievo e per il successivo trasporto del materiale, corredato di tutte le indicazioni necessarie ai genitori, e della documentazione relativa agli esami diagnostici a cui la partoriente dovrà sottoporsi nei tempi prestabiliti.
Nelle banche private, il sangue prelevato dal cordone ombelicale di un neonato viene conservato a suo nome fino al momento in cui dovesse servire allo stesso individuo ad un suo familiare compatibile, e diventa, a tutti gli effetti, di proprietà dell’individuo dal cui cordone è stato prelevato e dei suoi familiari.
Secondo alcuni la conservazione autologa avrebbe il vantaggio di azzerare il rischio di “rigetto”, caratteristica tipica di tutti gli “autotrapianti” d'organi e tessuti, ma, ormai, visto il crescente numero di “donatori” e, quindi, di cellule “registrate” nei database mondiali, chi dovesse aver necessità di sottoporsi a trapianto di cellule staminali, anche in assenza di una precedente donazione “dedicata” o “autologa” avrebbe, comunque, una elevatissima probabilità di trovare un donatore compatibile.
Le implicazioni etiche correlate all’utilizzo di cellule staminali, rappresentano uno degli elementi di maggiore importanza per lo sviluppo e l’applicazione di tecniche di questo tipo in campo terapeutico. Ma, come già detto, la controversia riguardante l’utilizzo delle cellule staminali in ambito terapeutico, è legata, fondamentalmente, ai dubbi sulla correttezza, dal punto di vista etico, della manipolazione di embrioni umani, in quanto l’embrione può rappresentare una prima forma di “vita”. Oggi, la donazione di cellule di sangue placentare, non rappresenta alcun atto “eticamente” non chiaro, e non comporta alcun rischio ne per il nascituro ne per la mamma. E’ semplicemente un atto di solidarietà.

Per maggiori informazioni:
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Presidenza del Consiglio dei Ministri
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Ministero del Lavoro della Salute e delle Politiche Sociali
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IRCCS Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza - San Giovanni Rotondo (FG)
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A.I.L. (Associazione Italiana contro le Leucemie, Linfomi e Mieloma)
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ADISCO (Associazione Donatrici Italiane Sangue Cordone Ombelicale)
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MOMMYBLOGGING ITALIANO

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5 commenti:

Mammazan ha detto...

Disperavo quasi di riuscire a postare un comento visto che la connessione stasera va a singhiozzo...
Volevo dirti che il tuo post mi è piaciuto molto è chiaro e preciso...
Grazie per la visita graditissima.
Buon inizo settimana

Anna Righeblu ha detto...

Che piacere rileggerti! Sono passata ieri, era molto tardi... non ho commentato sull'altro post.
Sono favorevole a questo tipo di donazione e all'uso delle cellule staminali per scopi terapeutici. Spero che la questione sia eticamente chiara per tutti. In ambito medico-scientifico, chiarezza e libertà da condizionamenti immotivati sono fondamentali.
Un caro saluto

Mikim ha detto...

ciao maurizio!! che bello leggerti ancora :)
grazie per tutte le informazioni preziose che ci hai dato. Avevo sentito parlare della donazione del cordone ombelicale, ma non avevo ancora un'idea così precisa.
a prestissimo!!

Vania e Paolo ha detto...

Molto interessante questo post...sai...sono fortunata ad essere una mamma...tante volte mi chiedo come farei senza mia figlia...io ho avuto molta difficoltà ad affrontare la mia gravidanza...per mille motivi...ma è stato un periodo meraviglioso...
e anche devo dire il momento... più brutto della mia vita...stavo per perderla nel parto...ora ne parlo con il nodo alla gola...ma la vita...è così..ci può dare e togliere tutto in un attimo.
Grazie per queste informazioni così esplicative che ci hai fornito...anch'io ho firmato ...per donare...e non ci sono state nessun tipo di controindicazioni...non mi avevano spiegato tutto così bene...ma sono convinta che...bisogna aver fiducia di chi ne sà più .
Affettuosamente Vania

MAURIZIO ha detto...

* Mammazan: grazie della tua visita e del tuo commento... ben ritrovata Grazia.

* Anna Righeblu: la donazione di cellule cordonali è un mezzo per fare qualcosa... semplice, ma significativo... grazie della visita e ben ritrovata Anna. :-)

* Mikim: ciao piccola grande Mikim....

* Vania: è bello leggere il racconto della tua esperienza... un miracolo... è sempre un miracolo... se vissuto come tale...
Un abbraccio